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OPINIONI

Niscemi, il ciclone Harry in Sicilia e l'abbandono di Roma

Niscemi, il ciclone Harry in Sicilia e l'abbandono di Roma

di Maurizio Ballistreri

Il dramma idrogeologico che sta sconvolgendo la vita delle persone nella città di Niscemi, provocato dal ciclone Harry in Sicilia, testimonia oltremodo l’atteggiamento di abbandono e di sufficienza verso il Mezzogiorno, ormai cancellato dalle agende politiche del governo e, in verità, dall’intero sistema nazionale dei partiti.
La sufficienza E la mala pianta del burocraticismo espresso da politici che assomigliano vieppiù a sepolcri imbiancati, verso la terribile situazione di Niscemi e delle zone siciliane flagellate dal ciclone Harry, assieme alla scarsa considerazione dei media nazionali, Rai in testa, testimoniano una volontà pervicace di esclusione sociale ed economica delle comunità meridionali.
Serve rispetto a questa drammatica condizione una risposta politica e culturale che parta dal basso e che riecheggi il monito di don Sturzo “servire e non servirsi”.
Serve l’autogoverno delle comunità del Sud, con la difesa delle radici storiche e delle identità culturali dei territori, il sostegno ai corpi intermedi sociali tra Stato e mercato, il decentramento territoriale dell’economia, in primo luogo delle banche in funzione dell’accesso al credito dei singoli cittadini e delle piccole imprese, un welfare locale affidato anche al privato-sociale di associazioni e cooperative, in alternativa al tecnocapitalismo, per un generale disegno di ricomposizione su base locale del tessuto economico e civile, messo a rischio da una continua secessione sociale.
Serve una iniziativa politica forte tra globale e locale, che affondi le sue radici in culture antiche quanto diverse: i soggetti delle autonomie collettive di ispirazione cristiana e il pensiero di Simon Weil, le tutele sociali di tipo mutualistico di un certo socialismo utopistico, di cui si trovano le tracce nelle teorie di Owen, di Saint-Simon, nel falansterio di Charles Fourier, nel comunitarismo di Adriano Olivetti.
Culture diverse per restituire i territori alla gente che vi abita e in questa prospettiva brilla in Sicilia il progetto del deputato regionale e sindaco di Taormina Cateno De Luca “Ti amo Sicilia”, fondato sui principi di solidarietà, sussidiarietà, democrazia e pluralismo, per battere le logiche romanocentriche, l’ascarismo gattopardesco delle classi dirigenti isolane, la rassegnazione delle popolazioni vessate dalla pervicace volontà di sottomissione da parte della burocrazia statalista autoreferenziale.
Solo così la Sicilia tornerà ad essere la Sicilia l’affascinante fusione di storia, cultura e bellezza naturale, baricentro del Mediterraneo, che fece dire a Federico II: “..ci sentiamo, per dir così, pellegrini fuori della nostra casa, quando, chiamati ovunque nel mare tempestoso dell'Impero, veleggiamo lontano dalle corti e dai porti di Sicilia." .

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