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OPINIONI

L'assedio occultista al Vaticano

L'assedio occultista al Vaticano

di Vito Sibilio

Oramai sono numerosi gli atti sacrileghi che hanno insozzato il massimo tempio della Cristianità Romana, la Basilica di San Pietro.

Nel loro insieme, essi attestano vigilanza indebolita, presidi ridotti, reazioni tardive. Va dunque sotto accusa la gestione, già criticata per tanti aspetti, del Cardinale Mauro Gambetti OFM Conv., nominato da Papa Francesco  Arciprete della Basilica, Presidente della sua Fabbrica e Vicario Generale di Sua Santità per lo Stato della Città del Vaticano. All’esterno della Basilica la Polizia di Stato assicura un presidio costante,  ma all’interno tocca allo Stato Vaticano e, per esso, a Mauro Gambetti garantire la sicurezza, a lui, sotto il quale molti sampietrini sono stati tolti dalla Basilica e assunti in ufficio nella Fabbrica di San Pietro. Ma tutto questo non basta per capire quel che accade. Infatti l’incapacità del francescano porporato spiega come mai le cose siano fuor controllo, ma non quel che accade nello specifico. Si sono infatti moltiplicati i gesti sacrileghi, non i furti o gli atti vandalici o i comportamenti inappropriati. Gesti sacrileghi peraltro tutti sull’Altare Maggiore, tranne uno, avvenuto nella Cappella del Santissimo Sacramento. Siamo sicuri che essi non abbiano anche un filo nero che li leghi? Che non siano la stessa risposta, formulata in modi differenti, a gesti e parole del Papa, sgraditi a qualcuno che li ispira? Proviamo a vederlo.

Il primo sacrilegio è avvenuto 1 giugno 2023, quando un trentenne tutto nudo si è arrampicato sull’Altare Maggiore con la scritta sulla schiena Save the Children of Ukraina. Le immagini suscitarono sconcerto e indignazione e il Cardinale Mauro Gambetti, presiedette un rito di riparazione, come previsto dal Cerimoniale, il 3 giugno. La nudità del sacrilego era solo un depistaggio, in quanto l’uomo era abbastanza consapevole del messaggio che andava a portare al Papa in persona, l’unico a poter celebrare, ordinariamente, su quell’Altare.

Il contesto è facilmente ricostruibile. Nel 2023, Papa Francesco aveva costantemente invocato la pace in Ucraina. Nel Messaggio  della 56ª Giornata mondiale della Pace, definì il conflitto in Ucraina "intollerabile" e lanciò un "No alla guerra, no al riarmo", chiedendo che le risorse venissero destinate allo sviluppo anziché alle armi. Nell’anniversario dell'attacco russo, il 24 febbraio 2023, a un anno dall'inizio del conflitto, Francesco definì la guerra una "distruzione" che "ci diminuisce sempre", invitando a non abituarsi al dolore del popolo ucraino. Nell’aprile 2023, da Budapest, domandò dove fossero gli "sforzi creativi di pace", sottolineando la necessità di aprire canali di amicizia e dialogo, disponendosi a fare il possibile per la risoluzione del conflitto. A metà 2023 il Papa ha incaricato il Cardinale Matteo Maria Zuppi di una missione diplomatica a Kiev, Mosca, Washington e Pechino – ma non a Bruxelles - per la pace e la questione umanitaria. Nel corso dell'anno, Francesco spesso associò la preghiera per l'Ucraina a quella per il Sudan, il Mozambico e la Palestina, ribadendo che "la guerra è una sconfitta". Come minimo si può supporre che il sacrilego ignudo fosse irritato, nel suo squilibrio, dall’equidistanza papale dalle parti in lotta. Forse non si è lontani dal vero, se si immagina che qualcuno abbia invogliato o facilitato il folle nella sua ignobile protesta.

Il secondo sacrilegio è accaduto il 7 febbraio 2025, quando un uomo di origine rumena ha superato i cordoni di sicurezza, è salito anch’egli sull’Altare sormontato dal Baldacchino berniniano e ha scaraventato a terra sei candelieri, danneggiandoli gravemente. Ha poi rimosso la tovaglia dell’Altare. La Gendarmeria è arrivata solo dopo diversi minuti, perché la Reverenda Fabbrica e il Governatorato hanno sguarnito la Basilica di unità di vigilanza. Il Cardinale Gambetti ha ordinato un silenzio tombale e non ha fatto riti di riparazione, contravvenendo ai suoi doveri di Arciprete e approfittando della cattiva salute del Papa, oramai molto malato e non più vigile. Questa profanazione che sembra mettere in discussione il culto liturgico laddove celebra solo il Pontefice, può ricondursi a qualche scelta di Bergoglio che sembrava limitare a qualcuno la fruizione dei sacri riti nel quadro dell’ormai iniziato Anno Santo Ordinario?

Tra gli acta diurna di Papa Francesco nel 2025 c’è stata la decisione di permettere un pellegrinaggio delle associazioni pastorali dei cattolici LGBTIQ, al quale il via libera è arrivato proprio l’8 febbraio, il giorno dopo il sacrilegio. Prima c’era stato un forte tira e molla, comprese le esternazioni pontificie sulla forte e sgradita presenza di omosessuali attivi tra le fila del clero, a cui era seguita l’accettazione, ob torto collo, di seminaristi con una lieve inclinazione omosessuale, a causa dell’organizzata fuga di notizie da parte di Vescovi italiani infedeli nel corso dell’udienza della CEI col Santo Padre. Quelle forti organizzazioni riservate che, dentro e fuori la Chiesa, volevano la normalizzazione di quanto vietato dal Levitico e dall’Apostolo Paolo, potrebbero aver usato l’ennesimo squilibrato per mandare un monito che però sembra sia stato inutile, in quanto la decisione è stata presa favorevolmente ai loro protetti.

Il terzo sacrilegio si è compiuto venerdì 10 ottobre 2025. Mentre migliaia di fedeli attraversavano la Porta Santa, un uomo è salito ancora una volta sull’Altare Maggiore e ha tentato di urinarvi sopra. Una forma profonda di disprezzo per l’autorità dell’Apostolo Pietro, che è sepolto al di sotto e di cui il Papa è successore. È stato necessario l’intervento diretto di Leone XIV perché venisse imposto al cardinale Mauro Gambetti un rito di riparazione immediato: senza quella disposizione, il rito non sarebbe stato celebrato. Non è questa la sede per approfondire il disprezzo dell’Arciprete verso la liturgia di sua spettanza. Quando la riparazione è stata poi effettivamente celebrata, dagli organi ufficiali di informazione della Santa Sede non è arrivata alcuna comunicazione. L’indifferenza di Gambetti ha fatto il paio col suo imbarazzo. Ancora una volta, egli ha cercato di mettere tutto a tacere. Qualcosa potrebbe aver mosso l’ennesimo squilibrato ad agire in modo monitorio per conto terzi?

Il 6 dello stesso mese, Papa Leone XIV aveva promulgato la Lettera Apostolica Motu Proprio Coniuncta Cura, che ha abrogato il precedente rescritto di Papa Francesco del 2022, che aveva centralizzato tutti gli investimenti e la liquidità presso l'Istituto per le Opere di Religione, restituendo centralità alla gestione dell’APSA, che ora può gestire investimenti finanziari anche avvalendosi di intermediari esterni se ritenuti più efficienti, e restituendo libertà alle varie amministrazioni vaticane nella scelta degli istituti di credito. La misura di Francesco era stata presa quando sembrava imminente una stretta sull’uso del contante in tutto l’Occidente, con conseguente crisi di liquidità, e sembrava una sorta di fortificazione finanziaria del Papato a fronte di un consolidamento dell’egemonia dell’alta finanza mondialista a scapito dei risparmiatori e dei movimentatori. Ora, con l’Era Trump, il rischio era diminuito e il Papa era il primo ad approfittarne, nella pienezza dei suoi poteri, derivanti dall’Apostolo Pietro, così oscenamente insultato dal profanatore anonimo.

L’ultimo episodio è avvenuto sabato 17 gennaio 2026, all’interno della Basilica di San Pietro, nella Cappella del Santissimo Sacramento, durante la consueta Adorazione Eucaristica. L’autore sarebbe stato un uomo adulto con carnagione scura che avrebbe scaraventato a terra quanto si trovava sull’altare: Crocifisso del Bernini, candelieri, Ostensorio e tovaglie. Un gesto che, per il luogo e la circostanza, è di una gravità inaudita. La Cappella è stata sgomberata e chiusa al pubblico per permettere di risistemare tutto. Ancora una volta, l’ordine omertoso di Gambetti è partito, mentre si attende il rito riparatorio per ordine di Papa Leone. Ma cosa era successo in precedenza da rendere comprensibile l’oltraggio all’Ostia consacrata, in cui, per fede cattolica, vi è Gesù Cristo Uomo e Dio, Re dei Re e Signore dei Signori?

A mio avviso il gesto è legato all’allocuzione di Leone XIV al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, pronunziata il 9 gennaio precedente e importante come una enciclica, per la sua denunzia, tra le altre cose, della dittatura del relativismo attraverso il controllo linguistico, della persecuzione globale dei cristiani e della  sovversione della legge naturale nel matrimonio e nella sessualità. Un discorso che ha riaffermato il nesso tra evangelizzazione e diritto naturale e soprannaturale, il cui fondatore è Dio stesso, offeso, otto giorni dopo, nel Santissimo Sacramento.

Sembrerebbe che quindi i quattro sacrilegi abbiano un valore intimidatorio per una Chiesa non prona al mondialismo nei suoi aspetti politici, etici, economici e antropologici. Certo, non vi è nessuna prova, ma in due casi almeno la connessione è evidente – primo e ultimo – mentre appare probabile negli altri due, mentre è chiaro che quattro atti del genere non sono casuali, nel vuoto di altri abusi che, pur potendo accadere con facilità, non sono stati perpetrati.

A rendere più chiaro il quadro sono altri tre elementi. Due chiese di Roma sono state assaltate da uno o più piromani, talmente abili da essersi completamente volatilizzati, il 25 gennaio, ossia San Giacomo in Via del Corso e San Lorenzo in Lucina, alle 11 e alle 11.30. Sebbene non si escluda un corto circuito nell’illuminazione del Presepe della prima chiesa, l’ipotesi dolosa non si può scartare. San Giacomo è stata colpita durante una funzione liturgica. La mezz’ora di differenza lascia intendere che si volesse attirare l’attenzione su San Giacomo per danneggiare meglio San Lorenzo. A San Giacomo è annesso l’Arciospedale omonimo degli Incurabili, insignito di tale titolo da Leone X, che sembra rimandare al complesso insieme di attività socio assistenziali della Chiesa. A San Lorenzo in Lucina, la vicinanza alla Camera dei Deputati e l’antichità dell’impianto sembrano alludere ai rapporti tra la Santa Sede e la politica italiana e alla cristianizzazione come elemento costitutivo dell’identità nazionale del nostro paese. Sono tutte coincidenze? Il terzo elemento che sto per citare credo lo escluda.

Il 13 dicembre 2025 la Chiesa dei Santi Angeli di Camaiore è stata profanata con un rito apparentemente satanico. La cosa tuttavia sembra essere foriera di significati ulteriormente riposti. L’edificio, chiuso per restauri, è stato aperto con la chiave. I profanatori lo hanno lasciato aperto per attirare l’attenzione su quanto avvenuto in esso. Coloro che lo hanno ispezionato hanno trovato una messinscena più mediatica che rituale in cu spiccano, a mio avviso, a parte l’eccessiva quantità di sangue (?) non umano sull’altare – per il resto in ordine- , due grandi cubi lignei, disposti su due linee ad angolo acuto rispetto al fondo rappresentato dall’altare e con incisi i numeri 6 e l’1 rovesciato, il Crocifisso girato sul primo cubo, la patena vuota sul secondo. La cifra 91, così platealmente capovolta, rimanda al Salmo omonimo, che indica la protezione divina concessa a chi la invoca e che vive in grazia di Dio. Evidentemente il profanatore voleva fare intendere che essa non è più concessa. Gli altri simboli evidenziati vanno nella stessa direzione. Ma è credibile che questo sofisticato messaggio sia rivolto alla sola diocesi lucchese e da satanisti? A me non risultano comunicazioni in codice tra profanatori e profanati. Credo che il rito sia stato simulato per permettere che questo messaggio venisse formulato e rivolto all’orbe cristiano, che ha la sua testa a Roma e in Italia. Non a caso sono seguiti l’ultimo sacrilegio in San Pietro e i due incendi. Non a caso, forse, è scoppiato un incendio nella  Chiesa parrocchiale di Schiavon dopo che il Cardinale Pietro Parolin vi aveva celebrato la Messa. Parolin è stato l’architetto della politica bergogliana di avvicinamento al globalismo senza perdere di vista il multilateralismo, sul quale oggi insiste molto deflettendo dall’altra strada. E non a caso, dopo una serie di cinque furti da agosto, nel Duomo di Carrara, il 7 gennaio 2026,  misteriosi ladri si sono appropriati delle pissidi d’oro, con tutte le Ostie consacrate, che in un furto normale sarebbero state sparse in terra. Possibile che, se erano sempre gli stessi, solo nell’ultimo furto abbiano rubato le Sacre Specie? Non è forse un modo per evidenziare la debolezza intrinseca della Chiesa italiana in una regione fortemente occultista? Un potere nascosto e intelligente si è rivestito di un linguaggio occultista per rivolgersi a precisi interlocutori e minacciarli. Come negli anni ottanta e novanta i servizi segreti di est e ovest si misurarono tra loro, fallito l’attentato del KGB a Giovanni Paolo II, con il linguaggio del terrorismo, fatto dei sequestri Orlandi e Gregori, dei Comunicati dei loro rapitori, del crollo mascherato da crack dell’Ambrosiano, e degli omicidi mascherati da suicidi di Calvi, Sindona, Correcher, Dellacha, Tornay, Estermann e Gladys Romero,  così oggi i poteri del mondialismo finanziario, dopo aver invaso il Vaticano sotto Papa Francesco, che si è barcamenato alla meglio tra appeasement e istanze di indipendenza, temendo di perdere anche là le posizioni che stanno smottando ovunque e volendo puntellare la Fortezza Europa nella quale sta anche la Santa Sede, lanciano messaggi intimidatori a coloro che considerano alleati e vassalli e che invece reclamano la propria indipendenza.

Vale la pena ricordare anche che altri, a partire da Andrea Cionci, hanno intuito il sordido legame che unisce tutti questi episodi inquietanti. Questo autore ha anche elencato altri sacrilegi intimidatori verso Papa Leone, secondo me individuati con molto acume, ossia l’incendio del convento dove si comunicò San Carlo Acutis, nel giorno della sua canonizzazione da parte di Leone, il 7 settembre 2025; l’immigrato egiziano che il 30 ottobre successivo stende i panni sulla porta del Duomo di Milano, proprio sopra al Battistero dove venne battezzato nel 387 Sant’Agostino, fondatore dell’Ordine di cui fu membro Prevost; l’atto sessuale di due immigrati il 3 novembre dello stesso anno nella Chiesa di Carmagnola, patria del venerabile Giuseppe Bartolomeo Menocchio, vescovo agostiniano fedelissimo del papa Pio VII prigioniero di Napoleone I e le cui reliquie sono contenute nella Croce pettorale di Leone XIV; feci umane sull’altare della Chiesa di San Nicola di Bari a Ostia, il cui patrono è S. Agostino, in data 25 novembre, due giorni prima che Leone XIV si recasse presso l’antica Nicea, per celebrare i millesettecento anni dell’omonimo Concilio a cui partecipò lo stesso San Nicola di Mira. Tutti gesti che stigmatizzano negativamente vita e opere del nuovo Papa, minacciandolo implicitamente.

Tuttavia reputo infondata la ricostruzione cionciana degli eventi basata sulla lotta intestina alla Chiesa. Le fazioni in lotta per il potere non dissacrano i simboli contesi ma cercano di impossessarsene, mentre cercano l’eliminazione fisica o morale dei leader antagonisti e questo, nella storia dei Papi, purtroppo è accaduto molte. Qui non è accaduto nulla del genere, anche se una escalation, se la mia intuizione non è sbagliata, potrebbe aversi. Tutto dimostra un pesante intervento esterno, un momento intimidatorio, che, se non inteso bene da chi deve, potrebbe – e speriamo di no- anche involversi in azioni peggiori. Del resto, non hanno forse tentato di uccidere Donald Trump per impedire che iniziasse lo smottamento in corso?

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