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Come la pace tra Armenia e Azerbaigian trasformerà il Caucaso

Come la pace tra Armenia e Azerbaigian trasformerà il Caucaso

Come la pace tra Armenia e Azerbaigian trasformerà il Caucaso meridionale

Porre fine a un lungo conflitto militare richiede forza di volontà, diplomazia e potenza militare. Tuttavia, costruire un mondo sostenibile dopo la vittoria richiede una visione più ampia e una maturità statale. Negli ultimi anni l’Azerbaigian sta perseguendo tale obiettivo e, dopo aver  ripristinato la propria integrità territoriale e rafforzato la sovranità con il recupero della regione del Qarabakh, ha avviato ampi progetti di ricostruzione nei territori liberati, sviluppato corridoi di trasporto ed energia e fatto progressi significativi nel processo negoziale, che un tempo sembrava irraggiungibile. Questi risultati sono in gran parte attribuibili alla politica coerente e pragmatica del Presidente Ilham Aliyev, che ha saputo tradurre il successo militare in un’azione diplomatica efficace e stabilire un nuovo programma per l’intero Caucaso meridionale.

La cerimonia di assegnazione del “Premio Zayed per la fratellanza umana 2026” ad Abu Dhabi ha avuto un significato particolare, con il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev e il primo ministro armeno Nikol Pashinyan che si sono presentati insieme per ricevere e condividere il prestigioso premio internazionale per i loro sforzi di normalizzazione.  Si tratta di un’immagine che, più di qualsiasi dichiarazione, testimonia la graduale transizione della regione dalla logica della guerra al linguaggio del dialogo politico. 

Ricevendo questo premio, il presidente Ilham Aliyev ha posto l’accento non tanto sul suo valore simbolico, quanto sulla sua filosofia sottostante. Le sue parole hanno riecheggiato l’eredità dello sceicco Zayed e l’attuale percorso della leadership emiratina: uno stato che preserva le sue radici guardando al futuro diventa un baluardo di pace, non un teatro di conflitti.

Tuttavia, il messaggio politico più importante sta nella proposta del Presidente Aliyev di una nuova formula per la regione: la pace non è una dichiarazione astratta, ma un impegno pratico quotidiano. Dopo tre decenni di guerra, Baku e Yerevan stanno solo imparando a coesistere senza scontri diretti. Mesi senza combattimenti, il ripristino delle comunicazioni, i primi contatti commerciali, l’eliminazione delle restrizioni al transito e persino l’approvvigionamento di risorse energetiche - passi che un tempo sembravano irraggiungibili - stanno diventando realtà. In buona sostanza, il mondo sta cominciando a valutare i progressi nella pacificazione tra i due paesi “ex sovietici”non dalle dichiarazioni, ma dai flussi di merci, dai contratti e dalle negoziazioni.

Subito dopo la conclusione della guerra del 2020 con l’Armenia,  a Baku, fu messo in evidenza che tutta la regione del Caucaso Meridionale avrebbe beneficiato maggiormente di una cooperazione più redditizia, di una comunicazione aperta, di un commercio e di un’integrazione energetica se si fosse superato l’isolamento reciproco. All’epoca, a Yerevan non si erano ancora resi conto di tali segnali. Oggi, però, si ritrovano sempre più a sostenere le stesse idee che il leader azerbaigiano ha costantemente promosso.

Il processo ha preso ulteriore slancio dopo i colloqui a Washington con il presidente Donald Trump, e gli accordi di pace hanno iniziato a concretizzarsi sia a livello pratico che politico. Mentre per Yerevan la pace è ora una necessità, per Baku è già il risultato di una strategia ben pianificata, in cui il successo militare è stato solo il punto di partenza e l’obiettivo finale è la stabilità a lungo termine.

Il Presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha detto, tra l’altro, nel suo discorso pronunciato durante la cerimonia del Premio Zayed per la Fratellanza Umana:

«Desidero esprimere la mia gratitudine a Sua Eminenza, il Grande Imam di Al-Azhar Dr. Ahmed Al-Tayeb, e a Sua Santità Papa Leone XIV per il loro contributo al dialogo interreligioso e per gli sforzi volti ad avvicinare le civiltà. Esprimo inoltre la mia riconoscenza a tutti i colleghi che hanno rivolto i loro gentili messaggi alla cerimonia, sottolineando ancora una volta l’importanza della pace tra l’Azerbaigian e l’Armenia, non solo per i nostri due Paesi, ma per l’intera regione».

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