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Per Zelensky Trump vuole la pace entro giugno

Per Zelensky Trump vuole la pace entro giugno

di Lilli Goriup
 
 
Per Zelensky “Trump vuole la pace entro giugno”; Mosca accusa Kiev di sabotare i negoziati
 
Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky gli Stati Uniti vogliono che un accordo di pace tra Russia e Ucraina sia firmato entro giugno, e cioè prima che il presidente Donald Trump sposti la sua attenzione sulle elezioni di metà mandato: al contempo il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov attribuisce a Kiev il tentato omicidio, avvenuto ai danni del numero due dell’intelligence militare russa Vladimir Alexeyev, e accusa Zelensky di voler sabotare la pace. Il presidente ucraino ha parlato sabato 7 febbraio 2026 citato dai giornalisti dell’agenzia di stampa Axios, i quali considerano “ambiziosa” la descritta tempistica, “sia perché permangono ancora profonde divergenze tra Russia e Ucraina sia perché l’Ucraina dovrà indire un referendum sull’accordo di pace prima della firma, tramite un processo che può richiedere diversi mesi”.
 
A questo proposito, Reuters ritiene che un eventuale referendum in Ucraina potrebbe tenersi a maggio 2026. Intanto venerdì 6 febbraio sempre Zelensky, in una conferenza stampa nella capitale ucraina citata dal Kyiv Independent, ha espresso preoccupazione circa l’eventualità che “gli Stati Uniti e la Russia raggiungano accordi bilaterali che riguardano l’Ucraina senza la partecipazione di Kiev”. In precedenza mercoledì 4 e giovedì 5 febbraio 2026 ad Abu Dhabi alti funzionari russi e ucraini hanno tenuto un secondo giro di colloqui trilaterali mediati dagli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, a seguito dei quali è stato annunciato uno scambio di prigionieri. Dopo ciò, Zelensky ha commentato che la delegazione russa ad Abu Dhabi ha cambiato retorica, con una discussione “concreta” su ciò che è pronta a fare e su ciò che non è pronta a fare, invece di addentrarsi in “argomentazioni storiche”.
 
Sempre secondo Zelensky, i negoziati hanno coinvolto un gruppo di lavoro militare, impegnato sugli aspetti tecnici, e un gruppo di lavoro politico, che ha discusso il principale punto critico e cioè il Donbass: la Russia lo rivendica integralmente ma, secondo Zelensky, per la prima volta avrebbe preso in considerazione la proposta statunitense di istituire una zona economica del Donbass per cercare di colmare le divergenze tra le parti, mentre Kiev vuole risolvere la questione territoriale sulla base delle linee attuali. Infine Zelensky ha delineato la possibilità che i negoziati proseguano con un incontro trilaterale, anche con i presidenti Trump e Vladimir Putin: una possibilità che secondo il Cremlino invece non è all’orizzonte. A sua volta così ha commentato Trump: “Abbiamo avuto ottimi colloqui oggi sulla Russia e l’Ucraina. Qualcosa potrebbe accadere”.
 
Per il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov “il lavoro è andato avanti per due giorni, è stato costruttivo e allo stesso tempo molto difficile, continuerà”. Successivamente venerdì 6 febbraio in un edificio residenziale a Mosca il generale Alexeyev,  numero due dell’intelligence militare russa, ha subito un attacco con diversi colpi di arma da fuoco sparati da un uomo non ancora identificato che si è dato alla fuga. Lo stesso 6 febbraio la Procura di Mosca ha avviato un’indagine penale contro il sicario, mentre il ministro degli Esteri russo Lavrov ha convocato una conferenza stampa, in cui ha attributo all’Ucraina quello che ha definito come un “attentato terroristico” contro il  generale Alexeyev. “Questo atto conferma ancora una volta l’impegno di Zelensky in continue provocazioni volte a sabotare il processo negoziale”, ha continuato Lavrov: “Nonché la sua disponibilità a fare tutto il possibile per convincere i suoi sostenitori occidentali a non allinearsi agli sforzi degli Stati Uniti diretti al raggiungimento di una soluzione equa”. Alla domanda se l’attacco possa influenzare i negoziati di pace, Lavrov ha risposto: “Non è questa la mia funzione, sarà deciso dalla leadership del nostro Paese”. Il generale Alexeyev, trasportato urgentemente in ospedale, ha ripreso conoscenza il 7 febbraio ed è stato dichiarato fuori dal pericolo di vita, stando ai media russi.

 

 



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