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I Palantir in un mondo multipolare

I Palantir in un mondo multipolare

L’articolo di Paola Bergamo, dal titolo: “La giustizia sociale al tempo di Palantir”, che cita quelli di Elena Tempestini e di Paolo Falconio, oltre a dare il senso di un team di qualità del Nuovo Giornale Nazionale, mi stimola a tentare di aggiungere qualche considerazione.

https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/articoli-recenti/cultura/27615-la-giustizia-sociale-al-tempo-di-palantir.html

Una prima considerazione riguarda i Palantir, necessariamente plurali.

I Palantír, noti in italiano come Pietre Veggenti, Pietre della Visione o Pietre Vedenti, sono oggetti magici potentissimi nell'universo fantasy creato da J.R.R. Tolkien.

Il nome Palantír deriva dal quenya (lingua elfica) e significa letteralmente "coloro che sorvegliano da lontano". Sono sfere di cristallo (o gemme sferiche) dall'aspetto bellissimo e lucido, create dagli Elfi in epoca antichissima. Le dimensioni variano da circa 30 cm di diametro fino a sfere grandi come una stanza intera. Permettono di vedere a distanza eventi lontani nel presente, ma anche nel passato (e in rari casi accenni al futuro), di comunicare telepaticamente con chi sta guardando un'altra pietra e mostrano immagini vere (le pietre non mentono), ma chi le controlla (soprattutto Sauron) può selezionare cosa far vedere all'osservatore, mostrando mezze verità o immagini fuorvianti. Le pietre amplificano la volontà e la forza mentale di chi le usa. Se la volontà è debole o inferiore, l'utente può essere ingannato o dominato. Le pietre possono portare alla disperazione mostrando solo le parti negative o manipolate della realtà. Gandalf le temeva proprio per questo rischio di corruzione.

La pluralità dei Palantir, in un mondo che sta diventando a tutti gli effetti multipolare, esclude la possibilità che un solo soggetto possa dominare il mondo e, quando si dice soggetto, non ci si riferisce solo ad un soggetto economico, sociale, o politico, ma anche culturale, filosofico, religioso.

I Palantir cinesi, ad esempio, risentiranno della cultura confuciana e taoista di un popolo che per millenni si è nutrito di queste visioni della realtà.

I Palantir dell’India risentiranno della cultura indù, anche oggi assai viva, dove Brahma, Shiva, Vishnu, la Durga non sono stati sotterrati.

Stiamo parlando di due civiltà millenarie che contano all’incirca 3 miliardi di esseri umani.

Cinesi e indù faranno i conti con i loro Palantir, ma una cosa è certa, le loro Pietre Veggenti non sono le nostre.

Se ci avviciniamo alla cosiddetta Civiltà occidentale, i Palantir di Santa Madre Russia sono chiaramente Pietre Veggenti cristiano ortodosse.

Il panorama diventa opaco quando ci si avvicina alle Pietre Veggenti dell’Europa occidentale e degli Stati Uniti d’America.

Una prima considerazione, pertanto, riguarda la pluralità dei Palantir, che escludono che la Palantir Usa possa diventare una sorta di occhio onnivedente e di una sfera veicolante scenari di una volontà forte da imporre a volontà deboli.

Il problema, per quanto ci riguarda, rimane nell’Occidente, ma su questo aspetto vedremo in seguito quanto deve preoccuparsi Gandalf.

Qui dobbiamo fare i conti con Donald Trump, il quale ha annunciato: “Per essere una grande nazione, bisogna avere religione, fede e Dio. Il 17 maggio 2026 inviteremo gli americani provenienti da tutta la nazione a riunirsi nel nostro National Mall (il viale monumentale a Washington) per pregare e ringraziare. Ridedicheremo l’America come Una Nazione sotto Dio”.

L’annuncio, che si trova sui canali ufficiali della Casa Bianca, è stato effettuato da Trump durante il National Prayer Breakfast, la colazione nazionale di preghiera: un evento tradizionale che si tiene annualmente dal 1953 a Washington con numerosi ospiti politici, diplomatici e protagonista il presidente degli Stati Uniti. 

Il grande evento di preghiera nazionale del 17 maggio fa parte dell’iniziativa “Freedom 250” voluta da Trump nell’ambito della serie di celebrazioni per il 250° anniversario della firma della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti nel 1776. 

Indipendenza dall’Inghilterra, Paese che è sempre più chiaramente il centro del transumanesimo materialista, eugenetico, malthusiano e rilancio di un’America religiosa, non materialista, non transumanista.

L’iniziativa, oltre a chiamare a raccolta le varie sensibilità religiose presenti negli States, stabilisce un ponte con la Russia di Putin, che non è più quella del materialismo comunista, ma dell’ortodossia cristiana.

Vladimir Putin si presenta e viene comunemente descritto come un cristiano ortodosso russo praticante. La sua fede è diventata un elemento centrale della sua identità politica e della narrazione russa negli ultimi due decenni.  Putin afferma di essere stato battezzato in segreto dalla madre durante l'era sovietica negli anni '50. Ha dichiarato di aver riscoperto la fede in seguito a un incendio nella sua dacia nel 1996, in cui si salvò una croce battesimale che sua madre gli aveva regalato. Partecipa regolarmente alle funzioni religiose principali, in particolare a Pasqua e Natale, spesso in compagnia del Patriarca Kirill. Sotto la presidenza Putin, la Chiesa ortodossa russa ha vissuto una forte rinascita, costruendo migliaia di chiese e ottenendo notevole influenza pubblica. Il Patriarca Kirill ha descritto Putin come un "credente devoto" e il suo operato come un "miracolo di Dio".

La quarta Roma (Washington) e la Terza Roma (Mosca), a quanto pare, hanno dei Palantir simili.

C’è quello che, riguardo ad un’altra vicenda, Elena Tempestini chiama “allineamento”.

Se ci concentriamo sugli States, è opportuno fare i conti con J.D.Vance.

Scrive Elena Tempestini che “la sua conversione al cattolicesimo nel 2019 non si configura come un gesto identitario o opportunistico, ma come l’esito di un percorso intellettuale segnato dalla lettura di Sant’Agostino, mediata dall’influenza di Peter Thiel. Quest’ultimo, figura anomala nel panorama dell’oligarchia digitale, sostiene da tempo che l’Occidente non possa sopravvivere senza una struttura morale gerarchica. Nei riferimenti ad Agostino, Carl Schmitt e René Girard individua gli strumenti teorici per una critica radicale del liberalismo privo di fondamento antropologico. In tale visione, la tecnologia non è neutrale e non può essere affidata né esclusivamente ai tecnocrati né al populismo emotivo. Deve essere orientata da élite morali capaci di riconoscere il limite, il peccato e la responsabilità. Il cattolicesimo agostiniano acquista rilevanza politica, non promette una redenzione automatica, non sacralizza il progresso e non presume l’innocenza dell’uomo. Riconosce la caduta come dato strutturale della condizione umana e la redenzione come possibilità, mai come garanzia”.

René Girard (1923–2015) è stato un critico letterario, filosofo, antropologo e storico delle idee francese-statunitense, considerato uno dei pensatori più influenti della fine del XX e dell’inizio del XXI secolo. È noto soprattutto per aver sviluppato la teoria mimetica, un quadro interpretativo ampio che spiega il desiderio umano, il conflitto, la violenza, la cultura e la religione attraverso la lente dell’imitazione.

Girard è morto il 4 novembre 2015 nella sua casa a Stanford, California.

L’intuizione centrale di Girard è che il desiderio umano non sia autonomo né spontaneo, ma mimetico: desideriamo le cose perché imitiamo (o “mimesi”) i desideri degli altri.

Da qui derivano diversi concetti interconnessi: imitiamo i modelli (persone che ammiriamo o con cui rivaleggiamo) in ciò che desiderano; il desiderio mimetico sfocia in competizione, invidia e violenza, poiché le persone diventano “doppi” o rivali l’una dell’altra; per risolvere la violenza crescente all’interno di un gruppo, le società si uniscono inconsciamente contro una singola vittima (il capro espiatorio), la cui espulsione o sacrificio ristabilisce la pace. Miti e riti spesso nascondono questa violenza, presentando la vittima come colpevole o divina.

Le idee di Girard hanno influenzato campi che vanno dalla critica letteraria alla teologia, alla psicologia, alla teoria politica e persino alle discussioni sulle dinamiche dei social media.

Pensatori come Peter Thiel, eccoci tornati a Palantir, hanno reso popolare il suo pensiero in ambito imprenditoriale e dell’innovazione.

L’influenza del pensiero di Girard è di fondamentale importanza per capire le posizioni di Thiel e di J.D.Vance.

Thiel ha dato vita a Imitatio, un programma sostenuto dalla Thiel Foundation.

Peter Thiel è stato uno studente di René Girard alla Stanford University e considera le sue idee — in particolare la teoria mimetica (mimetic theory) — come una delle influenze più profonde sulla sua vita, sul suo pensiero e sulle sue scelte negli affari e nella politica.

Imitatio (imitatio.org) è un'iniziativa non profit dedicata a promuovere la ricerca e l'applicazione della teoria mimetica nelle scienze sociali, supportare l'educazione e lo sviluppo della prossima generazione di studiosi girardiani, favorire la diffusione, traduzione e pubblicazione di opere chiave legate alla teoria mimetica ed è considerata la principale fondazione/organizzazione negli Stati Uniti per lo studio e la promozione del pensiero di Girard.

Imitatio offre borse di studio per la ricerca, pubblica risorse, articoli, video e interviste e mantiene un archivio sul lascito di Girard.

Prima di proseguire con i punti di riferimento di J.D.Vance suggeritici da Elena Tempestini, è necessario porre l’attenzione al suo rapporto con Peter Thiel.

Il rapporto tra J.D. Vance (attuale Vicepresidente degli Stati Uniti) e Peter Thiel (co-fondatore di PayPal, Palantir e investitore miliardario) è uno dei legami più stretti e influenti nella politica e nel mondo tech americano degli ultimi anni. Si tratta di una relazione di mentorship, supporto finanziario e ideologico che ha plasmato la carriera di Vance.

Tutto inizia nel 2011, quando Vance, studente alla Yale Law School, assiste a una conferenza tenuta da Thiel. Vance ha descritto quel momento come "il più significativo" della sua esperienza universitaria, influenzandolo profondamente sulle idee di stagnazione tecnologica, declino delle élite americane e necessità di innovazione (temi centrali nel pensiero di Thiel).

Thiel diventa rapidamente un mentore ("pretty good mentor", come lo definì lo stesso Vance).

Grazie a Thiel, Vance entra nel mondo del venture capital. Nel 2015-2017 lavora come partner presso Mithril Capital, fondo di investimento fondato da Thiel. Nel 2019 fonda la propria società, Narya Capital, che riceve supporto finanziario e backing da Thiel (insieme ad altri investitori come Marc Andreessen).

Thiel ha investito pesantemente nella carriera politica di Vance: nel 2021, Thiel organizza un incontro a Mar-a-Lago tra Vance (ex critico di Trump) e Donald Trump per riappacificare i rapporti. Nel 2022, durante la campagna per il Senato in Ohio, Thiel dona circa 15 milioni di dollari a un super PAC a supporto di Vance (la somma più alta mai donata da un singolo individuo a una campagna senatoriale singola). Thiel aiuta a reclutare altri donatori della Silicon Valley e contribuisce a ottenere l'endorsement di Trump, decisivo per la vittoria di Vance nelle primarie repubblicane.

Le idee di Vance su tecnologia, stagnazione americana, anti-establishment e accelerazionismo tech riecheggiano quelle di Thiel (libertario di destra, critico della democrazia in certi scritti, sostenitore di un approccio "startup" allo Stato).

Prendiamo in rapido esame l’altro punto di riferimento di Vance: Carl Schmitt (1888–1985), che è stato uno dei più importanti e controversi teorici politici e giuristi tedeschi del XX secolo.

Schmitt è considerato da molti il più acuto critico del liberalismo, della democrazia parlamentare e del cosmopolitismo dell'epoca moderna.

Schmitt è tornato prepotentemente di attualità negli ultimi 15–20 anni si a destra, sia a sinistra.

A destra (soprattutto conservatori radicali, sovranisti) per la critica al liberalismo e l'enfasi su decisione, sovranità e nemico concreto e a sinistra (Agamben, Žižek, alcuni post-marxisti) per l'analisi dello stato d'eccezione permanente e della biopolitica. In dibattiti su Trump, populismo, crisi della democrazia liberale, guerre ibride, cosicchè spesso si parla di "momento schmittiano".

Carl Schmitt è un pensatore estremamente lucido nell'analisi del potere reale; è odiato da molti liberali, venerato da alcuni realisti politici e usato (spesso a pezzetti) da tutti.

Eccoci giunti a Sant’Agostino e a San Benedetto.

“Non sorprende – ci dice Elena Tempestini - che Vance indichi spesso, accanto a Sant’Agostino, la figura di San Benedetto da Norcia come modello, non il teologo del potere, ma il costruttore silenzioso di civiltà dopo la dissoluzione dell’Impero Romano d’Occidente. La regola dell’“ora et labora” come archetipo di rigenerazione morale in tempi di disgregazione politica e culturale”.

Se pensiamo, in chiave attuale, alla dissoluzione politica, morale ed economica dell’Europa uscita da Maastricht e al discorso di Vance a Monaco si capisce il riferimento suggerito da Elena Tempestini.

Il riferimento a Sant’Agostino chiama in causa Leone XIV, il quale sta ridando alla Chiesa cattolica il senso del sacro dopo una gestione sociologica di Jorge Mario Bergoglio.

Leone XIV potrebbe essere, come suggerisce anche Elena Tempestini, l’autore di un recupero dell’idea di una rinascita morale dell’Occidente fondata su radici cristiane, ordine sociale e senso del sacro che sarebbe in perfetta linea con l’idea trumpiana di ridedicare l’America a Dio e con la dichiarata fede ortodossa di Putin.

Ci sarebbe, in questo caso, e sembra sia un processo in atto, un allineamento della prima Roma alla terza (Washington) e alla seconda (Mosca), nell’ambito di una riscoperta valoriale che sul piano politico significa l’abbandono di tutto quello che la sinistra dem Usa e socialista in Europa ha veicolato in questi anni: wooke, gender, cancel culture, transumanesimo, materialismo, globalismo, massificazione dei popoli.

“La riattivazione di un ruolo geopolitico del Vaticano come forza mediana tra le superpotenze – scrive Tempestini - non appare irrealistica, i segnali economici e simbolici emersi negli ultimi mesi indicano che la Santa Sede continua a essere un attore osservato e, in certa misura, corteggiato”.

Direi che il ruolo geopolitico del Vaticano lo si è capito e si continua a capire dalle posizioni di Leone XIV, il quale, senza clamore, ha riportato la Chiesa sui binari del sacro, recuperando qual gigante del pensiero che è stato Benedetto XVI e suturando, progressivamente, le voragini sociologiche prodotte dal suo predecessore. La cartina di tornasole della virata in atto la si può vedere nella resistenza della Conferenza episcopale italiana, che era ed è bergogliana fino al midollo.

Tra i tanti Palantir, Pietre della Veggenza, c’è pertanto anche quella di un’istituzione millenaria come la Chiesa cattolica che, uscita dai condizionamenti profani dovuti alla logica della Mafia di San Gallo, sta guardando al mondo con lo sguardo di sant’Agostino, dopo una parentesi che la stava trasformando in una Ong.

Per quanto riguarda l’Unione Europea, non possiamo che pensare alle Palantir di Sauron.

"Le Palantír nelle mani di Sauron" è un'immagine che evoca il controllo assoluto, la visione distorta e il dominio mentale che l'Oscuro Signore esercitava grazie a uno di questi oggetti delfici.

Nei libri di Tolkien Sauron possedeva davvero un Palantír.

Cosa significava avere "il Palantír nelle mani di Sauron"?

Sauron poteva vedere e influenzare chi guardava negli altri Palantír; manipolava le visioni: mostrava solo ciò che voleva (in chiave attuale censura, propaganda). Il Palantir nelle mani di Sauron era un'arma psicologica perfetta: non serviva solo per vedere lontano, ma per corrompere la mente di chi lo usava, se non aveva una volontà ferrea.

La convergente azione della prima Roma, con la terza e con la quarta (la seconda è Bisanzio/Istambul ed è attualmente indisponibile) potrebbe costringere anche il Vecchio Continente a chiudere una fase che lo vede come ultimo castello di resistenza del globalismo materialista, transumanista e woke.

“Resta – scrive Tempestini - tuttavia una frattura irrisolta, non come accusa, ma come interrogativo strutturale del nostro tempo. In che modo questa visione può conciliarsi con il fascino che il mondo di Thiel esercita nei confronti del transumanesimo?”.

Credo cha anche in questo caso, dopo le idiozie della fine della storia di Fukuyama e quelle non meno fuori dalla realtà dell’Homo Deus di Yuval Noah Harari, con il crollo di Davos anche i transumanisti stiano scendendo dalla Montagna Incantata.

L’essere (sostantivo) umano (predicato) se pensa alla sua immortalità la deve cercare altrove, non nell’immortalità, impossibile, del corpo, soggetto inevitabilmente all’entropia.

Si deve, inevitabilmente tornare a discutere di anima, di nucleo essenziale (Sé o Spirito).

La stessa “intelligenza” artificiale sta dimostrando tutta la sua limitatezza.

Una forte alleanza tra la prima, la terza e la quarta Roma può contribuire a rivedere anche quella parte di illusione che riguarda il transumanesimo che, guarda caso, è nato in Russia ed è stato adottato in Europa e negli States.

Un essere umano non può essere sostituito se lo si considera uno e trino, perché la sua intelligenza è necessariamente connessa con il suo corpo fisico, con i sensi e i sentimenti del corpo e della mente e con i sensi dell’anima.

Vorrei concludere con il riferimento al dialogo tra Diotima e Socrate.

L’Atto d’Amore, dice Diotima, “è un parto nella bellezza, sia secondo il corpo sia secondo l’anima”. “Tutti esseri umani, o Socrate – continua Diotima – sono gravidi secondo il corpo e secondo l’anima” e Amore è “generare e partorire nella bellezza”.

Perché l’amore della generazione alberga negli esseri umani?

“Perché – dice Diotima – la generazione è ciò che ci può essere di sempre nascente e di immortale in un mortale”.

Alcuni esseri umani sono fecondi nel corpo e altri nell’anima. Cosa conviene all’anima?

“La saggezza e altre virtù”.

L’intelligenza artificiale difetta di due cose essenziali: il corpo umano e l’anima dell’essere.

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