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OPINIONI

Referendum: anatomia dello scontro

Referendum: anatomia dello scontro

Cosa sta succedendo.
Il No sta recuperando consenso?
Francesco Verderami ha scritto ieri un pezzo fondamentale per farci comprendere il livello di comprensione di Giorgia Meloni di questa fase della campagna elettorale.
Il No sembra in recupero. Io penso che ci possa essere in atto anche una sindrome democristiana, ricordate?
Molti dichiaravano di non votare Dc, perché non era cool, diremmo oggi, ma poi, nelle urne, quando li poteva vedere solo Dio, votavano Dc.
Sono sicuro che Mastella voterà Sì. Per dire.
Ma c’è dell’altro. Molto altro.
La comunicazione di Anm e delle forze collaterali, Pd e 5 stelle soprattutto, e’ più efficace.
Verderami spiega che la Meloni ne è consapevole e pensa ad una strategia diversa. Ci torno.
Perché l’Anm è più efficace?
Lo spiega bene uno dei più grandi costituzionalisti italiani, già Presidente della Corte Costituzionale e parlamentare del fu partito comunista, Augusto Barbera, in una intervista ad Alessandro Barbano, su l’Altravoce.
Perché ha scelto la strada politica più nuova e vecchia, nello stesso tempo, quella della post-verità.
Un ponte, che tiene insieme il pensiero autoritario, dal codice Rocco, fascismo, al nuovo autoritarismo.
Un ponte, attraversato con metodo trumpiano, quello della post verità. Cioè, è vero quel che dico, che mi conviene, non ciò che è.
Il falso diventa vero, di più, necessario.
L’unicità delle carriere dei magistrati era nei codici fascisti. Per controllarli meglio. Per l’Anm diventa l’opposto, bandiera antifascista, per controllare meglio.
Di più. Barbano chiede a Barbera: la settima disposizione transitoria della Costituzione recita
che «fino a quando non sia emanata la nuova legge sull’ordinamento giudiziario in conformità con la Costituzione,
continuano ad osservarsi le norme dell'ordinamento vigente".
Allora, vuol direche l’ordinamento ereditato dal fascismo e giunto fino a noi non è conforme alla Costituzione?
Così è. La Costituzione prevedeva il superamento dell’assetto mussoliniano dell’ordinamento giudiziario, che si basava sull’unicità delle carriere.
Risponde l’ex Presidente della Corte Costituzionale. Che aggiunge. Quando nell’89 votammo la legge Vassalli che affermava il principio del superamento del sistema inquisitorio fascista, per passare al sistema accusatorio, arrivarono appelli dei Pubblici Ministeri contro.
E arrivò Tangentopoli, aggiungo io.
Quindi perché è più efficace la comunicazione dell’Anm? Lo spiega sempre Barbera.
Perché unisce post verità e antipolitica. Puntano sull’odio, sul disprezzo diffuso contro la politica. Contro i politici.
I magistrati non se la passano bene, i politici peggio.
E’ diventato uno scontro fra chi è più disprezzato o odiato. Vediamo il dibattito.
Il merito evapora.
Ma fomentare l’odio verso la politica, verso le istituzioni elette, da parte di un ordine giudiziario è pensiero autoritario. Anti liberale.
Barbera lo dice in riferimento a recenti dichiarazioni di Zagrebelsky e Davigo. E Gratteri.
I più amati da una sinistra che si colloca all’opposto della sua storia. Dice Barbera.
Più chiaro di così.
Torniamo a Verderami e Meloni.
Oltre ai bei convegni tecnico-politici (che bisogna assolutamente fare), per spiegare i contenuti della riforma, dei quali la post verità se ne sbatte alla grande, occorre saper maneggiare anche la carne viva della vicenda.
I 32 mila errori o orrori giudiziari degli ultimi 30 anni. Che continuano a viaggiare a mille all’anno.
Facce, volti, corpi. Di ingiustizia o giustizia politica.
E poi bisogna, ragionano quelli della Meloni, dare valore anche alla Corte di Giustizia autonoma.
Che è più temuta di quel che si dica.
Perché, ragionano, dalla parte della Meloni, deve valere il principio del chi sbaglia paga. Della responsabilità delle proprie azioni.
Come è per tutti i cittadini, dal medico al ragioniere.
Più comprensibile.
Vediamo.
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