Re Carlo III è pronto a "dare sostegno", se richiesto, alla polizia britannica incaricata di valutare l'eventuale rilevanza penale delle informazioni confidenziali che l'ex principe Andrea avrebbe condiviso con Jeffrey Epstein su alcune missioni svolte in anni in cui era emissario e testimonial commerciale per conto di vari governi britannici in Asia.
Lo rende noto Buckingham Palace in una nota nella quale ricorda come Carlo abbia già "mostrato la profonda preoccupazione", attraverso azioni "senza precedenti", sul coinvolgimento del fratello nello scandalo dei legami con il defunto finanziere pedofilo americano.
Il principe William e la consorte Kate hanno espresso la loro "profonda preoccupazione" per le "continue rivelazioni" emerse dai file sullo scandalo del defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein. È quanto emerge da una nota pubblicata da Kensington Palace che rappresenta la loro prima dichiarazione ufficiale sulla spinosa vicenda per la famiglia reale britannica, nella quale è direttamente coinvolto l'ex principe Andrea.
Nel breve comunicato viene sottolineato come il pensiero dei principi di Galles sia "rivolto alle vittime" dello scandalo Epstein e soprattutto non viene mai citato Andrea.
Anche se c'è un riferimento indiretto ai numerosi imbarazzi da lui provocati, che si riverberano inevitabilmente sugli impegni dei vertici della monarchia sulla scena internazionale.
Dalla pubblicazione degli ultimi file negli Usa sullo scandalo Epstein, poco più di una settimana fa, i membri più in vista della famiglia reale avevano evitato di commentare direttamente la serie di rivelazioni vergognose sul conto dell'ex duca di York, già caduto definitivamente in disgrazia per il suo legame a doppio filo col faccendiere pedofilo morto suicida in carcere. Mentre il principe Edoardo nei giorni scorsi aveva rotto il silenzio dei Windsor affermando che "è necessario ricordare le vittime", parlando al World Governments Summit di Dubai, per poi sottolineare che "sono state moltissime".
Giovedì scorso lo stesso Carlo III era stato contestato, mentre era in una visita pubblica con la regina Camilla nel villaggio di Dedham nell'Essex, per il coinvolgimento del fratello nella vicenda.
"Carlo, hai sollecitato la polizia ad avviare un'indagine su Andrea?", aveva chiesto un uomo fra la folla rivolgendosi al sovrano che stava salutando i sudditi.
Nella bolgia sta anche affondando il governo di Sua Maestà.
Il leader della branca scozzese del Labour, Anas Sarwar, ha dichiarato che Keir Starmer deve dimettersi da premier e leader laburista, sottolineando che "la leadership a Downing Street deve cambiare".
Sarwar ha affermato in conferenza stampa di dover "fare ciò che è giusto per il mio Paese e per la Scozia", oltre a ricordare di avere un'amicizia genuina con Starmer. La notizia è un colpo all'autorità di sir Keir che sta tentando in queste ore di salvare la sua premiership dopo le dimissioni di figure chiave del suo entourage a Downing Street.
La sollecitazione di Sarwar - arrivata durante una conferenza stampa organizzata a Glasgow sullo sfondo dell'avvio della campagna elettorale per le elezioni locali in programma in Scozia nell'ambito della cruciale tornata amministrativa britannica di maggio - non ha carattere vincolante, ma rende la posizione di Starmer sempre più vacillante.
Il numero uno dei laburisti scozzesi ha elogiato il primo ministro come "un uomo decente", aggiungendo che la Scozia invoca tuttavia ora un nuovo "governo competente" a Londra, non minato da contrasti e recriminazioni. Secondo lui, la gestione dello scandalo Epstein-Mandelson da parte di Starmer e del suo staff rappresenta "una distrazione" per l'attività dell'esecutivo e per il Labour che "deve concentrarsi sulla campagna elettorale" in vista un voto amministrativo destinato a rinnovare i governo locali di Scozia e Galles oltre a numerosi sindaci, consigli comunali e di contea in Inghilterra.
Appuntamento segnato al momento da sondaggi catastrofici per i laburisti.
Alle parole di Sarwar, ha replicato a stretto giro anche un portavoce di Downing Street, che già ieri aveva escluso ogni ipotesi di dimissioni immediate di sir Keir, dopo quella del suo capo dello staff Morgan Mc Sweeney e del suo direttore della comunicazione Tim Allan.
"Keir Starmer - ha ribadito - è uno dei soli 4 leader del Labour ad aver mai vinto un'elezione politica (nel 2024). Ha ricevuto un chiaro mandato di 5 anni dal popolo britannico per attuare un programma di cambiamento ed è quello che farà".
In difesa della leadership di Starmer sono intervenuti inoltre ministri di spicco come il vicepremier David Lammy e la cancelliera dello scacchiere Rachel Reeves. Mentre qualche gola profonda vicina al premier non ha mancato di ricordare come solo pochi mesi fa lo stesso Anas Sarwar avesse rivendicato la sua "amicizia" con Peter Mandelson: l'ex eminenza grigia del New Labour di Tony Blair (covata dalla quale il leader scozzese proviene al pari di Mc Sweeney o di Allan) la cui nomina ad ambasciatore negli Usa - decisa un anno fa in barba ai già noti legami con il defunto finanziere pedofilo americano Jeffrey Epstein - alimenta ora la bufera scatenatasi sul primo ministro.
Nuova scossa, nel frattempo, nell'entourage del premier laburista britannico Keir Starmer, sempre più in difficoltà. Tim Allan, direttore della comunicazione del primo ministro, ha rassegnato le dimissioni dopo che ieri aveva lasciato l'incarico di capo dello staff Morgan McSweeney per lo scandalo di Peter Mandelson, ex controversa eminenza grigia del New Labour di Tony Blair, riciclato circa un anno fa dallo stesso sir Keir come ambasciatore negli Usa e finito sotto accusa anche in un'indagine penale di Scotland Yard per i suoi legami a doppio filo col defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein.
"Ho deciso di farmi da parte per permettere la costruzione di un nuovo team a Downing Street", ha dichiarato Allan, che era in carica solo dallo scorso settembre. Allan, veterano della comunicazione politica, aveva lavorato per Tony Blair tra il 1992 e il 1998, ed è il quarto direttore della comunicazione a dimettersi da quando Starmer è premier.







