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POLITICA

Con lo Stato o con le Br? Il Pci stette con lo Stato

Con lo Stato o con le Br? Il Pci stette con lo Stato

Il ministro dell’Interno Piantedosi, in un’intervista al Corriere, ha detto che quanto è accaduto a Torino e iin molte manifestazioni negli ultimi due anni dovrebbe preoccupare chiunque abbia a cuore la legalità e la sicurezza come valori della nostra democrazia. “Isolare e neutralizzare i professionisti della violenza dovrebbe essere obiettivo condiviso".

L’attuale sedicente sinistra, al contrario, sta utilizzando lo stesso slogan “Né con lo Stato, né con le Br” che riassumeva la posizione di settori della sinistra extraparlamentare italiana (come Lotta Continua e Il Manifesto) durante gli anni di piombo, rifiutando sia la lotta armata delle Brigate Rosse, sia la gestione dello Stato, ritenuto corrotto e complice.

La posizione, che veniva proposta come "equidistanza" critica, volta a condannare la violenza terroristica, ma anche a denunciare le politiche statali, di fatto era la copertura di un mondo sull’orlo della clandestinità, la teorizzazione di una zona grigia che metteva sullo stesso piano il “militarismo" delle BR e lo "Stato classista".

Il Partico Comunista Italiano, al tempo dell’eversione degli anni ’70 del secolo scorso, fu decisamente contrario a qualsiasi copertura dei gruppi eversivi sedicenti di sinistra e collaborò intensamente con lo Stato per sconfiggerli.

Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano (PCI) dal 1972 al 1984, ebbe una posizione chiaramente contraria alle Brigate Rosse (BR) e di ferma difesa delle istituzioni democratiche dello Stato italiano.

Durante gli anni di piombo, e in particolare nel periodo del terrorismo di sinistra, Berlinguer condannò ripetutamente la violenza brigatista, considerandola un attacco diretto alla democrazia, alla Costituzione e al percorso di avanzamento sociale e politico che il PCI perseguiva attraverso la via democratica e il cosiddetto compromesso storico con la Democrazia Cristiana (DC).

Il momento più emblematico e drammatico di questa posizione fu il 16 marzo 1978, poche ore dopo l'agguato di via Fani in cui le BR rapirono Aldo Moro e uccisero i cinque agenti della scorta.

Quel giorno Berlinguer intervenne alla Camera dei deputati (in un discorso improvvisato, dopo aver modificato il testo originario preparato per il voto di fiducia al governo Andreotti). Definì l'attacco un «tentativo estremo di frenare un processo politico positivo» e pronunciò parole molto nette.

https://documenti.camera.it/_dati/leg07/lavori/stenografici/sed0257/sed0257.pdf

Ecco il testo del discorso:

Signor Presidente, onorevoli colleghi, il nostro gruppo e tutto il nostro partito si associano con animo commosso allo sdegno e al dolore per l’agguato criminale con cui si è colpito stamattina l’onorevole Aldo Moro e nel quale sono state distrutte cinque vite umane. Al cordoglio che esprimiamo alle famiglie di chi è caduto nell’esercizio del proprio dovere uniamo la piena solidarietà all’onorevole Moro, alla sua famiglia e a tutto il partito della democrazia cristiana. L’attacco portato con calcolata determinazione contro una delle personalità più eminenti della vita politica italiana, contro uno statista profondamente legato alla causa della democrazia segna un punto di estrema gravità della nostra vicenda nazionale e di pericolo per la Repubblica. Il momento è tale che tutte le energie devono essere unite e raccolte, perché l’attacco eversivo sia respinto con il vigore e con la fermezza necessari, con saldezza di nervi, non perdendo la calma, ma anche adottando tutte le iniziative e tutte le misure opportune per salvare le istituzioni e per garantire la sicurezza e l’ordine democratico. Dalle notizie che ci giungono di ora in ora da ogni parte d’Italia già appare che i cittadini ed i lavoratori hanno prontamente risposto con altissima maturità politica e civile alla nuova provocazione del terrorismo, sospendendo il lavoro, svuotando le fabbriche, confluendo nelle piazze, raccogliendosi attorno ai partiti antifascisti, ai sindacati unitari, alle associazioni democratiche della Resistenza. E un vero e proprio sussulto quello che sembra scuotere in questo momento l’intera comunità nazionale ed è un quadro nel quale ci sono Torino e Napoli, Milano e Roma, le regioni del nord e quelle del sud, gli operai, gli impiegati, gli studenti, gli insegnanti, ogni ceto sociale, a dimostrazione di quanto grandi, varie e possenti siano le forze pronte a schierarsi concordi nella difesa di quelle istituzioni democratiche che sono il fondamento ed il bene supremo della nostra comunità. A questa immediata testimonianza popolare di attaccamento al nostro libero ordinamento repubblicano, ai valori ed ai principi della Costituzione, noi riteniamo debba corrispondere con uguale prontezza l’azione dello Stato in tutti i suoi organi. A questo fine occorre prima di tutto che tutti i poteri pubblici svolgano le loro specifiche funzioni, sconfiggendo i piani di chi, attraverso il terrorismo ed il ricatto, vorrebbe condurre alla paralisi il Parlamento, il Governo, la magistratura e le forze dell’ordine; per questo anche noi abbiamo ritenuto che fosse dovere delle Camere, pur nel momento di una profonda emozione, procedere, nel rispetto delle norme regolamentari, al dibattito odierno, anche se stringato, per porre in grado oggi stesso il nuovo Governo di esercitare in pieno i poteri e i doveri che costituzionalmente gli competono. Riteniamo, quindi, che sia stato anche opportuno che il Presidente del Consiglio abbia svolto - sia pure in forma riassuntiva - la sua esposizione sul programma e sulle basi politiche e parlamentari del nuovo Governo e che la Camera in qualche misura ne discuta, pur rinviando a scadenze del resto prossime il necessario approfondimento nel merito dei vari temi. Certo è che nel complesso di esigenze che hanno sollecitato la ricerca di una convergenza e di un impegno di solidarietà per far fronte ai problemi della emergenza, la prima e più urgente da soddisfare è quella relativa all’adozione di tutte le misure indispensabili a condurre con più efficacia la lotta al terrorismo e a debellarlo, come è richiesto dal paese e come è possibile se le intese raggiunte (e altre che si rendessero opportune) verranno attuate con tempestività, continuità, tenacia e coerenza. Da parte nostra la volontà e l’impegno fermissimi nella salvaguardia del regime democratico hanno un valore permanente e ad essi faremo onore comunque, al di là della soluzione politica che ha portato alla costituzione di una maggioranza che comprende anche il nostro partito e dello stesso voto di fiducia che ci apprestiamo a dare al nuovo Governo. A questo proposito non ci sembra che occorra insistere da parte nostra sui motivi che ci hanno condotto a dare la nostra adesione al programma ed alla soluzione con cui si è conclusa la crisi di Governo. Si è discusso e si discuterà certo a lungo sulla crisi governativa che si conclude con questo dibattito nel nostro Parlamento; ma io credo che il significato reale e profondo della soluzione politica che essa ha avuto non dovrebbe sfuggire alla più parte di noi, anche se, più agevolmente, sarà forse còlto da coloro che, di qui a qualche tempo, guarderanno ad essa con animo più distaccato. Per noi comunisti tale soluzione politica è chiara ed è positiva per il paese, Essa si compendia nel fatto che, in luogo di una divisione e di uno scontro tra le forze politiche fondamentali, e quindi tra le grandi masse del popolo italiano, ha prevalso, sia pure faticosamente e in modo non pienamente adeguato alla situazione, la linea della solidarietà, della corresponsabilità e della collaborazione E questa una linea tenacemente ed onestamente perseguita dal nostro partito sin dall’apertura della crisi e ritenuta non eludibile anche da. altri partiti, di fronte allo stato di drammatica emergenza in cui si trova il paese. La forma in cui ha trovato espressione tale solidarietà è stata la costituzione di una chiara ed esplicita maggioranza parlamentare, qualitativamente diversa da quelle succedutesi da trent’anni a questa parte, in quanto tra i cinque partiti che la compongono figura finalmente anche il partito comunista italiano. I1 prevalere di una linea di collaborazione e di corresponsabilizzazione ha permesso innanzitutto di evitare un nuovo scioglimento anticipato delle Camere e uno scontro elettorale. I1 fatto di questa mattina ci dice quanto un simile scontro sarebbe stato senza dubbio gravido di tensioni più acute e di minacce assai pericolose per l’economia, per l’ordine democratico e la vita delle istituzioni, oltre che tale da non portare, quasi certamente, ad un risultato che rendesse possibile un accordo tra i partiti democratici e popolari. Il medesimo spirito di solidarietà ha aperto inoltre la possibilità di evitare, in modo costituzionalmente corretto, la prova, che sarebbe anch’essa lacerante, di alcuni referendum.

Nel clima di più profonda e ampia convergenza stabilitosi tra i partiti ha potuto essere elaborato un programma quale quello esposto nelle sue linee generali dall’onorevole Andreotti, che riteniamo possa essere la base di una più efficace opera volta ad avviare a soluzione alcuni dei maggiori problemi del paese. Circa i contenuti dell’esposizione del Presidente del Consiglio, mi limiterò a ricordare un punto. Avendo anche noi condannato l’attentato terroristico avvenuto sabato scorso in territorio israeliano, vorrei raccomandare al Governo una pronta iniziativa perché sia posta fine all’occupazione da parte delle truppe di Israele del territorio del Libano, perché sia salvaguardata la vita delle popolazioni palestinesi e libanesi e perché il conflitto del Medio oriente trovi finalmente una soluzione pacifica e giusta, che garantisca, insieme con l’integrità e la sicurezza dello Stato di Israele, i diritti nazionali del popolo palestinese. L’opposizione della democrazia cristiana ha impedito che la crisi si concludesse con la costituzione di un Governo di unità nazionale e democratica, del quale facesse parte anche il partito comunista. Non si è raggiunta cioè la soluzione che noi abbiamo considerato e consideriamo la più adeguata per soddisfare le esigenze del paese. Si è costituito invece un Governo che, per il modo in cui è stato composto, ha suscitato e suscita, com’è noto (ma io non voglio insistere in questo particolare momento su questo punto), una nostra severa critica e seri interrogativi e riserve. E tuttavia, nella forma in cui ha trovato espressione la solidarietà tra cinque partiti democratici e popolari, C’è la novità costituita dal nostro ingresso, chiaro ed esplicito, nella maggioranza parlamentare. Non ci sono dubbi possibili sulla rilevanza politica di questo fatto; ed è per questo: fatto nuovo che la crisi governativa testè conclusa avrà un suo posto e potrà essere ricordata nella storia politica e parlamentare del nostro paese. È chiaro che in questa maggioranza intendiamo essere presenti nel modo più leale e coerente, esercitando una costante azione di sostegno ma anche di stimolo e di controllo perché siano realizzati gli obiettivi della linea e del programma concordati. È essenziale, a questo fine, che la maggioranza funzioni come tale, in un contatto continuo fra i gruppi che la compongono e fra questi e il Governo, e in un impegno comune che sappiamo bene non può esaurirsi soltanto nel Parlamento, nelle scelte legislative, nelle decisioni amministrative, ma che deve poter contare e far leva sull’adesione e sull’intervento attivo dei cittadini, dei lavoratori, delle forze sociali, dei partiti. In questo senso noi agiremo con tutte le nostre forze, consapevoli come siamo dei nostri doveri e delle nostre responsabilità di fronte alle classi lavoratrici ed al popolo italiano. Alla classe operaia e ai lavoratori, a tutti i democratici, a tutti gli antifascisti, a tutti i cittadini, uomini e donne di ogni età e di ogni condizione, a tutti i corpi dello Stato che intendono essere fedeli fermamente alla Costituzione assicuriamo come sempre, in queste ore e nelle prossime settimane, l’impegno pieno, tenace ed unitario del partito comunista e rivolgiamo ad essi un appello ad esercitare una vigilanza, a partecipare alla azione necessaria per sventare, come è possibile, le manovre e le provocazioni che vogliono sovvertire la nostra democrazia, la nostra convivenza di uomini liberi.

Nel 1980, Berlinguer, in un'intervista a Rinascita, criticò esplicitamente la teoria brigatista secondo cui non vi era differenza tra Stato autoritario e Stato democratico, affermando che il terrorismo negava ogni valore alla lotta democratica. Il PCI sotto la sua guida espulse militanti ambigui o vicini a posizioni simpatizzanti per la lotta armata e promosse una netta distinzione tra lotta politica e terrorismo.

Quando la sinistra era di sinistra stava con lo Stato. Ora che la sinistra è sinistrata, sta con le logiche delle sinistre extraparlamentari di un tempo che hanno infestato la sinistra, producendone l’attuale impotenza parolaia.

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