Nelle scorse ore, ho avuto modo di imbattermi in un’intervista rilasciata al quotidiano Il Riformista dal presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto. Nel contributo in questione, Benedetto, cavalcando l’onda di una battaglia che lo impegna da tempo, condivisa anche con il leader di Azione, Carlo Calenda, evidenziava l’inderogabile necessità di ricorrere al commissariamento della Regione Siciliana, anche alla luce delle recenti e tragiche vicende che hanno interessato il territorio comunale di Niscemi.
Da siciliano, e quasi compaesano del presidente Benedetto (entrambi originari della zona dei Nebrodi, in provincia di Messina: lui di Capo d’Orlando, io di San Fratello, comune anch’esso dilaniato da vari eventi franosi nel recente passato), non posso non condividere le sue puntuali osservazioni inerenti le molteplici criticità che affliggono da tempo immemore la nostra amatissima e sfortunata terra. Del resto, gli innumerevoli deficit e le tante situazioni emergenziali (infrastrutturali, idriche, idrogeologiche, urbanistiche e sanitarie) enumerate nella sua intervista da Giuseppe Benedetto, sono tangibili e al contempo innegabili. Difficile, se non addirittura impossibile, sostenere il contrario.
Ma il passaggio dell'intervista su cui vale la pena focalizzare l’attenzione non è certo questo. Non è la lunga lista di problemi puntualmente elencati da Giuseppe Benedetto o Carlo Calenda ogni qualvolta la Sicilia torni a balzare al centro della scena mediatica per via di qualche spiacevole episodio di cronaca. Il punto è, infatti, un altro, ovverosia, la soluzione (sempre la medesima) offerta da costoro: il commissariamento della Regione Siciliana.
A ben vedere, infatti, non esiste scandalo, disastro, tragedia o problematica di rilievo che non spinga l’area politica che Calenda e Benedetto rappresentano a chiedere a gran voce l’immediato commissariamento della Regione. L’unica panacea per risolvere in un colpo solo i tanti mali che tormentano la terra del Gattopardo.
Che poi, tra l’altro, rifacendosi proprio al romanzo capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, siamo proprio certi che basti un semplice commissario governativo per estirpare, nell’arco di appena qualche mese, ciò che neppure con vent’anni di regime (fascista) si è riusciti a sradicare? La risposta, chiaramente, è no. Il commissario invocato da Benedetto e Calenda farebbe a malapena in tempo a rendersi conto d’essere stato catapultato in un contesto assai più ampio e complesso di quello che i medesimi proponenti potrebbero immaginare.
L’unico risultato così raggiungibile sarebbe, dunque, quello di sospendere d’ufficio la democrazia, creando, peraltro, un pericolosissimo precedente (soprattutto se si tiene conto del fatto che le emergenze e i deficit non riguardano, ahinoi, esclusivamente la Sicilia). Per di più, e mi accingo a concludere, ciò che maggiormente stupisce è che la proposta in questione pervenga da due personalità, Calenda e Benedetto, che si professano apertamente “liberali” e che conducono da settimane un’autentica battaglia politica (ampiamente condivisa anche dal sottoscritto) finalizzata a riequilibrare i poteri dello Stato e a ristabilire, finalmente, il primato della politica.
Come si può perseguire come fine quello di ripristinare il primato della politica e chiedere al contempo la sospensione della volontà popolare e il commissariamento di una classe politica democraticamente eletta? E ancora, come si può pretendere di rappresentare, in Italia, quell’ultimo barlume residuo di pensiero liberale e negare al contempo il principio filosofico cardine dell’Umanesimo, l’antropocentrismo, che guarda all’uomo (e, di conseguenza, anche ai siciliani) come creatura libera, razionale e artefice del proprio destino?
Non me ne vogliano il senatore Calenda e il presidente Benedetto, ma chiedere con tale veemenza e insistenza il commissariamento della Regione Siciliana equivale a sconfessare contestualmente i due principali capisaldi del loro impegno politico: la battaglia per il ripristino del primato della politica e quella a difesa e salvaguardia del pensiero liberale.







